SARPE: cos’è e quando è indicata l’espansione chirurgica del palato nell’adulto

22 Ottobre 2026

Placche e viti dopo chirurgia ortognatica: devono essere rimosse? 

22 Ottobre 2026

Protrusione mandibolare: quando l’ortodonzia non è sufficiente

22 Ottobre 2026

La protrusione mandibolare deve essere studiata distinguendo attentamente la componente dentale da quella scheletrica. È proprio questa distinzione a determinare il percorso terapeutico più appropriato.

Una mandibola particolarmente avanzata rispetto al mascellare superiore può modificare sia l’occlusione sia le proporzioni del volto. Quando questa condizione dipende dalla posizione delle basi ossee e non soltanto dall’allineamento dei denti, il trattamento ortodontico da solo può non essere sufficiente.

Cos’è la protrusione mandibolare

Con il termine protrusione mandibolare si descrive una posizione avanzata della mandibola rispetto alle altre strutture del volto.

Quando questa condizione è legata a una discrepanza scheletrica, può associarsi a un rapporto alterato tra le arcate dentarie, come avviene in alcune forme di terza classe e di prognatismo mandibolare.

Dal punto di vista del paziente, il problema può essere percepito soprattutto attraverso il profilo. La valutazione specialistica, invece, considera contemporaneamente estetica, occlusione e rapporti scheletrici.

Quando l’apparecchio può essere sufficiente

L’ortodonzia permette di modificare la posizione dei denti e può essere risolutiva quando l’alterazione è prevalentemente dentale o quando la discrepanza può essere gestita ortodonticamente.

Il limite si presenta quando il problema è determinato soprattutto dalla posizione delle ossa.

Spostare i denti non significa infatti modificare in maniera equivalente la posizione della mandibola. In presenza di una malocclusione scheletrica significativa, tentare di compensare esclusivamente attraverso l’ortodonzia può non consentire di correggere la causa anatomica del problema.

Quando entra in gioco la chirurgia ortognatica

Nei pazienti adulti con una discrepanza scheletrica importante può essere indicata la chirurgia ortognatica.

La pianificazione non consiste semplicemente nell’“arretrare una mandibola sporgente”. È necessario studiare il rapporto tra mandibola e mascellare superiore, perché in alcuni pazienti la condizione osservata può derivare anche da un ridotto sviluppo o da una posizione non corretta del mascellare.

A seconda del caso, quindi, il trattamento può interessare la mandibola, il mascellare oppure entrambe le strutture.

Funzione ed estetica

La protrusione mandibolare può avere conseguenze funzionali, soprattutto quando determina un’occlusione non corretta. Il paziente può avere difficoltà nella masticazione e un rapporto alterato tra i denti superiori e inferiori.

Allo stesso tempo, il riposizionamento scheletrico determina inevitabilmente un cambiamento del profilo.

La chirurgia mandibola deve quindi essere pianificata considerando insieme funzione ed estetica: correggere l’occlusione senza valutare il volto, o viceversa, significherebbe affrontare soltanto una parte del problema.

Conclusione

La protrusione mandibolare non richiede automaticamente un intervento chirurgico. Quando il problema è prevalentemente dentale, l’ortodonzia può rappresentare il trattamento adeguato.

Quando invece è presente una significativa discrepanza scheletrica, la chirurgia ortognatica può consentire di intervenire direttamente sulla posizione delle basi ossee.

Prenota una visita con il Dott. Daniele Panetta per una valutazione specialistica del rapporto tra mascella, mandibola e occlusione.

Condividi l'articolo:

Suggerimenti per te